Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora

Stamani parto con una citazione, presa da uno dei libri che amo di più. “Oceano mare” di Alessandro Baricco. Voi lo avete letto? A me piace davvero un sacco. E’ uno di quei libri che a volte ho proprio voglia di rileggere, anche se inizio a saperlo a memoria. Ma non mi viene mai a noia.

Comunque, la citazione è questa:

Uno si costruisce grandi storie,

questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci,

non importa quanto pazze sono, e inverosimili,

se le porta addosso,e basta.

Si è anche felici, di cose del genere.

Felici. E potrebbero non finire mai.

Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa,

nel cuore del gran marchingegno fantastico,

tac, senza nessuna ragione,

si rompe d’improvviso e tu rimani lì,

senza capire come mai

tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso,

ma davanti,

come fosse la follia di un altro,

e quell’altro sei tu.

Tac. Alle volte basta un niente.

Anche solo una domanda che affiora.

Basta quello.

“Alle volte basta un niente”

Vi succede mai? Ve ne state lì tranquilli, con i vostri sogni, i vostri progetti, la vostra vita. E poi un giorno succede qualcosa, e davvero spesso basta un niente, e qualcosa si rompe. A volte è una domanda. Un qualcosa che affiora da dentro, da quello che siamo. Magari da quella piccola parte di noi che ogni tanto viene fuori. Quella parte che di solito nascondiamo, agli altri e a noi stessi. Quella che ci porta a farci domande scomode, che ci porta a pensare a cose a cui non vorremmo. Magari è una persona a farci quella domanda. O magari siamo proprio noi. E, d’improvviso, tutto quel marchingegno fantastico che chiamiamo vita, si inceppa. Proprio come dice Baricco. Senza un motivo apparente. Senza che nessuno sappia perché. Ma sentiamo che qualcosa non va. Anche se tutto sembra essere come sempre, anche se apparentemente, non è successo assolutamente nulla.

Non so se mi sono spiegata bene, a volte inizio a scrivere e prendo un po’via. Però ecco, io quella sensazione la provo spesso. Sono tranquilla, faccio le mie cose, le cose che faccio tutti i giorni, e magari mi fermo un attimo. E, a volte, delle domande affiorano. Più o meno semplici. A cui so dare, più o meno, una risposta. A volte sono felice, di tutte queste domande. Perché in qualche modo mi rendono più consapevole, mi fanno pensare un po’ più sul serio a me, a cosa sono, a cosa faccio, a cosa vorrei fare. Altre volte invece, a quelle domande non so dare una risposta. E questo mi mette un po’ d’ansia, perché io le risposte le voglio avere sempre. Ma a volte non ce l’ho, la risposta che vorrei. E quindi rimango lì, senza capire, proprio come nel libro di Baricco. Con tante domande e nessuna risposta.

E quindi?

E quindi non lo so. Siamo essere umani pensanti. Probabilmente farci domande, ragionare su noi stessi, è quello che ci distingue dagli animali. Quindi magari va bene anche non avere tutte le risposte. Lasciarle scorrere, tutte quante, senza bloccarne nessuna. Anche se a volte fanno male, anche se quelle risposte proprio non vogliono arrivare. Magari arriveranno. O magari no. Ma magari anche questo fa parte di quel marchingegno fantastico di cui parla Baricco.