Archivio dei tag 2018

30 cose che qualcuno più esperto di me consiglia di fare.

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Oggi il giochino di Facebook “accadde oggi”(quello che ti ricorda, gentilmente, come tipo 6 o 7 anni condividevi cose che meno male che lo vedi solo tu, altrimenti potresti tranquillamente andare e sotterrarti), mi ha ricordato che un anno fa ho condiviso un articolo, intitolato “30 cose che devi smettere di fare a te stesso“. Credo che sia ancora attuale, quindi ve lo propongo. 30 cose in realtà sono tante, quindi ho riassunto quelle che per me sono le più importanti. 

La riflessione, anche troppo realistica, di Milena Gabanelli sull’università.

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Qualche giorno fa Milena Gabanelli, nella sua rubrica “Dataroom” sul Corriere della Sera, ha fatto un’analisi, abbastanza spietata, sul mondo universitario. 

Cambridge Analytica.

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Scoppia lo scandalo. Avete seguito la questione? A quanto pare una società statunitense si è impossessata in modo non del tutto lecito dei nostri dati. 

Chiara Ferragni e Fedez: l’amore ai tempi dei social.

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Dai, sto sul pezzo. Che poi alla fine diciamo tutti che non ci interessa, e per qualcuno sara’ sicuramente vero, però poi a non dire proprio niente non ce la facciamo. Siamo donne. 

Ai papà.

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Auguri papà. Per tutte le volte che ci sei stato. E per tutte quelle in cui non c’eri.

Per le volte in cui ti dimenticavi, e continui a dimenticare cose piccole e grandi. Auguri per tutto l’amore che mi hai dato, anche se sia io che te non siamo molto bravi a dimostrarcelo. Auguri papà perché sei stato la mia prima idea di mondo. Perché ho sempre cercato qualcosa dei tuoi insegnamenti in tutte le persone che ho trovato, e sto trovando. Perché mi hai insegnato valori importanti, sacrosanti, che sempre più oggi sembrano andare persi. Auguri papà perché mi hai insegnato l’educazione, e il rispetto verso le persone, e l’umiltà che serve in tante circostanze. Mi hai insegnato che con costanza e dedizione si può costruire qualcosa di bello e duraturo. E se quel qualcosa crolla, mi hai fatto capire come rimboccarsi le maniche e ripartire. Facendolo tu stesso. Auguri papà perché sei sempre stato il mio punto di riferimento, anche quando non volevo. Auguri papà perché nel bene e nel male siete tu e mamma quelli a cui mi ispiro. Auguri anche per tutte quelle volte in cui ho avuto paura di te, e quella paura mi ha fatto diventare quella che sono oggi. Nel bene e nel male. Auguri papà perché quando da piccola sei tra le sue braccia, non c’è luogo che tu possa percepire come più sicuro di quello. Poi cresci, e gli abbracci diminuiscono, ma quella sensazione di sicurezza di resta.

Auguri papà.

Auguri papà perché forse è vero davvero che il legame che c’è tra un padre e una figlia è   qualcosa di indescrivibile, che lega dall’inizio alla fine.

Auguri anche per quando mi hai delusa. E mi ha fatto male, tanto. Forse proprio perché ti ho sempre visto come il mio mito, il mio eroe, quello da cui andare se qualcosa non va. Forse ho sbagliato a darti tutta questa importanza, a riporre su di te così tanto. E forse è  vero che le delusioni che fanno più male sono quelle provocate dalle persone che amiamo di più al mondo.

Ma auguri lo stesso. Perché prima di essere un papà sei un essere umano, e tutti gli essere umani sbagliano. Anche se noi non vorremmo. E anche se dirlo è molto più facile che metterlo in pratica.

Vi lascio con questa canzone, che mi piace un sacco e credo riesca ad esprimere quello che è il senso più profondo del rapporto tra un padre una figlio.

 

 

 

 

Bamboccioni

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Siamo giovani. Più o meno. Alla nostra età, i nostri genitori erano probabilmente già sposati, avevano una casa di proprietà e un lavoro stabile. E un figlio magari. Noi, alla nostra età, fatichiamo a trovarne uno di qualsiasi tipo, di lavoro. A sposarci non ci pensiamo neanche, e peggio ancora pensiamo di comprare casa. Che poi il mutuo ce lo ritroviamo a vita. 

La festa dell’amore

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Buon San Valentino. In primis a chi questa festa la odia. E poi anche a chi la ama.

A chi la odia perché è solo, e un po’ soffre a guardare gli altri. E si dice che a lui non importa, che a lui, o lei, l’amore non serve. E invece un po’ mente, perché un po’ di amore serve a tutti. Ci fa stare meglio.

Buon San Valentino a chi non ha una persona accanto, e continua a cercarla. A chi invece non la vuole, perché ha imparato a stare da solo ed è convinto di stare meglio cosi. A chi ha imparato davvero a stare solo, e a smesso di accontentarsi del primo che passa solo per avere qualcuno. E quando quella persona la troverà, sarà più bello.

Buon San Valentino a chi una persona accanto ce l’ha e non ha bisogno di un giorno dedicato agli innamorati, perché si sente innamorato ogni giorno. A chi dice che di San Valentino non gli importa, e invece un gesto carino ci fa sempre piacere. A chi non ama le rose, ma poi magari se lui con una rosa ci arriva, un sorriso ce lo strappa. A chi ha accanto qualcuno che la fa sentire ogni giorno speciale. Perché ogni giorno conta.

A chi ha sbagliato, e spera che questo sia un giorno in cui possa iniziare a chiedere scusa, magari sorprendendola con quella rosa che tutte quante diciamo di non volere. Una rosa significa tante cose. Ti amo. Ti sto pensando o ti ho pensata. Ho sbagliato. Scusa.

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A chi è in crisi, dopo pochi mesi o dopo infiniti anni insieme, ma decide di non arrendersi. Anche se le famose circostanze, o le famose menti razionali, indicherebbero tutt’altra direzione. A chi decide di non buttare tutto all’ aria, anche se lui, o lei, ha sbagliato tanto e forse il perdono non se lo meriterebbe. A chi soffre, a chi tradisce o è stato tradito, a chi non si sente più importante, a chi sente che tutto sta diventando abitudine, a chi sente di non andare più bene. Ma decide comunque di provarci. Senza dimenticare che la nostra, di felicità, deve venire sempre per prima, anche di quella di colui, o colei, che riteniamo essere la nostra persona importante. Nonostante tutti. Nonostante tutto. Perché questo è l’amore. L’amore è nonostante tutto.

 

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Comunque andare

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Stamani è la canzone di Alessandra Amoroso, “Comunque andare“, che mi risuona nelle orecchie. Perché a volte è così che mi sento.

Parole bloccate.

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A volte le parole sono difficili da trovare. A volte magari non hai semplicemente niente da dire.