Pensieri&Parole

Parole bloccate.

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A volte le parole sono difficili da trovare. A volte magari non hai semplicemente niente da dire.

La lettera di Will.

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Per chi non lo sapesse: Will è Will di “Io prima di te”, film tratto dall’omonimo libro, che ha avuto un sacco di successo.

La lettera in questione, cui ho tolto alcuni pezzi, è questa:

Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo. Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante. Ma spero che tu sia un po’ elettrizzata. Il tuo viso quando sei tornata dall’immersione mi ha detto tutto: c’è fame in te, Clark. C’è audacia, l’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente. Non ti sto dicendo di buttarti da un grattacielo o di nuotare con le balene o cose di questo genere (anche se in cuor mio mi piacerebbe che lo facessi), ma di sfidare la vita. Metticela tutta. Non adagiarti. Indossa quelle calze a righe con orgoglio. E se proprio insisti a volerti sistemare con qualche tizio strampalato, assicurati di mettere in serbo un po’ di questa vitalità. Sapere che hai ancora delle possibilità è un lusso. Sapere che potrei avertele date io è stato motivo di sollievo per me. Così stanno le cose. Sei scolpita nel mio cuore, Clark, fin dal primo giorno in cui sei arrivata con i tuoi abiti ridicoli, le tue terribili battute e la tua totale incapacità di nascondere ogni minima sensazione. Tu hai cambiato la mia vita molto più di quanto questo denaro potrà cambiare la tua. Non pensare a me troppo spesso. Non voglio pensarti in un mare di lacrime. Vivi bene. Semplicemente, vivi.

Con amore, Will.

È bella questa lettera. È scontata, mi direte. Vero, vi rispondo, però a volte le cose scontate, quelle semplici, sono proprio belle. Perché tutte prima o poi ci siamo sentite a disagio in un nuovo mondo, grande o piccolo che fosse. Tante cose ci spaventano, e preferiamo evitarle per paura di chissà cosa. E ognuno di noi è audace, ognuno lo è modo suo;solo che a volte il nostro essere audaci lo nascondiamo dietro alla paura. E ci adagiamo. E ci facciamo andare bene le cose anche se non siamo convinte fino in fondo. E invece non dovremmo. Dovremmo indossare quelle calze ridicole, come dice Will, ballare sotto la pioggia, ridere fino ad avere male alla pancia, piangere fino a scoppiare, emozionarci per un film, una canzone, un libro, un caffè con un’ amica, un bacio dato al momento giusto, un abbraccio che arriva proprio quando ne avevamo bisogno.

Dovremmo vivere, proprio come Will suggerisce di fare a Louisa. Vivere, semplicemente, senza se e senza ma, lasciandoci andare a tutto ciò che di bello quel casino che chiamiamo vita ha da offrirci.

E poi c’è l’amore. Quello puro è incondizionato, proprio quello dei film. E come spesso succede nei film, il lieto fine non c’è. Ma si sono amati, Will e Louisa, si sono amati come a volte la persone riescono ad amarsi. Senza se e senza ma, senza giudizi, senza paura, senza obblighi. Quell’amore vero che ci fa venire i brividi, che non ci fa dormire la notte, che ci fa tremare al pensiero di vedercelo portare via. Quell’amore che cambia la vita. Quell’amore che ti scolpisce una persona nel cuore senza possibilità di cancellarla.

Che tutti voi possiate vivere un amore così. Anche se non durerà in eterno. Anche se finirà male. Ma vi lascerà addosso qualcosa, e sarete persone diverse dopo. Perché avrete amato, e avrete vissuto qualcosa fino in fondo.

 

 

 

Anno che va, anno che viene.

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Un anno che finisce è sempre un po’ strano. Si porta dietro tante cose che, nel bene o nel male, hai vissuto. Momenti belli, momenti meno belli, momenti in cui sei stata pensierosa, altri in cui hai gioito davvero per qualcosa. È stato un anno pieno di cose, di traguardi raggiunti con tanta fatica, di obiettivi prefissati che a volte sembrano allontanarsi. È stato un anno in cui spesso tutto è sembrato uguale, come se il tempo ti scivolasse addosso senza che tu fossi in grado di rendertene davvero conto. È stato un altro anno che è passato, e a volte il tempo sembra passare troppo veloce. Quello che pensavi di fare per poco tempo sta diventando quello che sei, quello che avevi paura di affrontare si sta rivelando invece più bello del previsto, ed era vero che oltre la paura ci sono anche cose belle.

È stato un anno in cui quello che speravi di lasciarti alle spalle (cellulite e borse sotto gli occhi comprese) è ancora lì a farti compagnia, e quello che desideravi tantissimo (tipo Johnny Deep, il fisico di Beyoncé, i soldi delle Kardashian) è ancora lì, lontanissimo da te.

Un altro anno sta finendo, e come sempre, per tutti gli anni che finiscono, un altro è già lì, pronto a bussare alla nostra porta. Come tutti i nuovi anni che stanno per arrivare, anche questo porta con sé gioie e speranze, paure e aspettative. Paura di non essere all’altezza, di non arrivare mai a quel punto che ti sei prefissata, paura di avere rimpianti. Speranza che tutto quello che non va possa cambiare, o rimanga direttamente con l’anno che sta finendo.

Che sia un anno bello, vero, da vivere fino in fondo. Che sia un anno che permetta a ognuno di noi di essere ciò che vogliamo essere, e di arrivare proprio lì dove sognavamo di arrivare. Che sia un anno che ci aiuti ad avere la consapevolezza che se vogliamo davvero arrivare da qualche parte, qualunque essa sia, dobbiamo essere noi i primi a volerlo. Smettendola di essere convinti che basti volere qualcosa, per averla.

Che sia un anno che ci spinga a provarci, a lottare, a urlare con tutti noi stessi affinché ciò che vogliamo possa succedere.
Che sia un anno pieno di persone belle, perché è vero che avere qualcuno accanto ci fa vedere le cose in un altro modo. Che sia l’anno giusto per liberarci di tutte quelle persone tossiche che ci avvelenano l’esistenza.

Che sia l’anno giusto perché ognuno di noi possa essere come vuole essere, senza paura, senza giudizi, senza ansie, senza “se”. Smettendola di essere qualcun altro solo perché così è più comodo, o perché qualcun altro vuole che siamo così. Che sia l’anno che permetta ad ognuno di noi di accettarsi per quello che siamo, perché soltanto così possiamo iniziare a vivere davvero.

Che sia un anno pieno di felicità, canzoni allegre, concerti belli, vacanze indimenticabili, amori felici, amicizie ritrovate o mai sparite. Che sia un anno pieno di ognuno di noi, perché è vero che ognuno di noi non è che un pezzetto di quel gran casino che è il mondo, ma è anche vero che senza tutti quei pezzettini che siamo, questo mondo non sarebbe così maledettamente complicato, ma alla fine anche bello.

Buon Natale.

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Buon Natale. A chi aspetta questo giorno tutto l’anno, perché forse è vero che a Natale siamo tutti più buoni. Buon Natale anche a chi lo odia, il Natale, perché le feste riportano alla memoria anche pensieri tristi. A chi odia il Natale perché si sente solo, e sembra che a Natale tutti si vogliano più bene e tu ti senti ancora più solo. A chi manca qualcuno, e sembra che a Natale ciò che ci manca ci manchi un po’ di più. A chi pensa a chi non c’è più, perché era bello festeggiare il Natale con quelle persone a cui volevi bene e che se ne sono andate. Buon Natale anche a chi è felice, a chi lo ama, il Natale, a chi ama tornare bambino e guardare in tv quei film che si guardano solo a Natale, ma che non ci annoiano mai. A chi si emoziona per la musica, per le luci e per l’atmosfera.
A chi continua a essere ciò che è. Perché forse è vero che “a Natale puoi”. Puoi essere tutto. Felice, triste, ansioso, emotivo, pieno di speranza, pieno di gioia, e chi più ne ha più ne metta. A Natale possiamo essere tutto. Ma l’importante è non smettere di essere ciò che siamo.
Che sia un Natale felice. Che possiate passare un Natale bello, con le persone che più amate, dimenticandovi per un attimo di tutto ciò che non va. Riempitevi di gioia, di speranza, di sorrisi sinceri e di abbracci calorosi. Circondatevi di persone belle, che vi facciano stare bene e sentire felici. Donate, perché non c’è cosa più bella che donare con il cuore, incondizionatamente, senza se e senza ma.

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Col senno di poi

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Ho il papilloma virus. E il vaccino contro il papilloma virus non l’ho fatto. Col senno di poi, lo avrei fatto subito. 

Ce l’ho con… Le cose non dette.

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Quando ci sarebbero un sacco di cose da dire. E invece rimani zitto, muto nel tuo angolino.

Perché a volte le parole pesano. E troppe altre volte in qualche modo pensi che ti convenga rimanere in silenzio. Ma non hai ragione a pensarla così. Perché tutto quello che non dici ti rimane dentro, si accumula, e se ne sbatte di cosa vorresti tu. Magari sta lì per mesi, anche anni, ma poi viene fuori. Se ne sbatte se pensavi di averla superata, quella certa cosa. E a distanza, dopo aver acquistato potere dentro di te, fa ancora più male. A te sicuramente. Agli altri forse. Quindi sì, oggi ce l’ho con voi cose non dette, perché create muri e non mi permettete di essere quella che sono fino in fondo. Ce l’ho con voi per tutte quelle volte che avrei voluto parlare e invece sono rimasta in silenzio, perché così è più facile. Ce l’ho con voi per quella volta che non ho detto “no, non mi interessa”, per quella volta volta che ho detto “non c’è problema”, per quella volta in cui mi sono fatta andare bene le cose soltanto perché non ho avuto il coraggio di dire quello che pensassi veramente. Ce l’ho con voi perché credo che sarebbe più bello, se riuscissi a dire davvero tutto quello che mi passa per la testa.

Fuochi.

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Fuochi artificiali. Finti, quindi. Creati artificialmente per ottenere un certo risultato. Però sono belli. Quando esplodono tutti insieme, e sembra che le luci, e i colori, e i rumori non vogliano più finire. Ed è bello così. Anche se è finzione. Quando sembra che possa esserci qualcosa di più grande, di più forte, di più alto di tutto e tutti. Quando i pensieri sembrano insignificanti, sembrano niente confrontati con quel rumore sordo che fanno i fuochi. Per te non sono semplicemente fuochi fatti per festeggiare il patrono del tuo paese. Sono 20 minuti in cui non pensi, in cui riesci a staccare e a goderti semplicemente lo spettacolo. 20 minuti in cui sai che può esistere qualcosa di più forte, più rumoroso, più grande di tutto il rumore che hai dentro. E che quel rumore, almeno ogni tanto, lo puoi mettere da parte.

Lacrime

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“Così capì: i lacrimoidi erano sogni trascurati, mai coltivati con cura, mai seguiti con passione. Sogni perduti senza combattere, sogni buttati via(…) Poi, una mattina, la città si ritrovo’immersa dentro una grande bolla trasparente. La gente respirava a fatica. E volti, parole, iniziarono ad appannarsi… ”

Stefano Benni, La grammatica di Dio.

Compiti per tutti

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Rob Brezsny, curatore dell’oroscopo pubblicato su “Internazionale”, ogni settimana da’ un compito per tutti; quello di oggi è: “immagina come sarebbe la tua vita se sconfiggessi la tua paura più grande”.


Non so come sarebbe la mia vita. Non so immaginarla. Non so neanche identificare quale può essere la mia paura più grande. Credo di avere tante piccole paure, che stanno con me e vengono fuori quando vogliono, senza preavviso. Ho paura dei serpenti, terrore proprio. Sarebbe un mondo bellissimo quello senza serpenti, potrei girare il mondo senza avere paura di incontrarli. Ho paura dei film horror, quelli in cui ci sono spiriti di gente morta che torna sulla terra per qualche strano motivo. “The others” con Nicole Kidman per intendersi. Ho paura dei cambiamenti, anche se vorrei avere un coraggio assurdo e buttarmi e basta. Potrei fare più esperienze, senza valutare sempre e costantemente i pro e i conto, finendo per far prevalere sempre i contro. Vorrei essere coraggiosa e mandare al diavolo tutto ciò che credo non vada bene, senza preoccuparmi di cosa potrebbe succedere se facessi una certa cosa. Ho paura di prendere decisioni importanti e definitive, anche se di definitivo esiste ben poco. Ho paura di guidare una macchina non mia, perché se poi succede qualcosa quella macchina non è mia. Ho paura di comprare vestiti troppo strani per me, perché poi tutti mi guarderebbero e odio stare al centro dell’attenzione. Ho paura a rivelare chi sono davvero, come si sento e cosa provo, forse perché in realtà non lo so neanche io, o forse perché ho paura di cosa gli altri potrebbero pensare. Ho paura dei dottori. Ho un po’ paura degli aerei, perché mi terrorizza morire in aereo. Ma gli aerei ci permettono di arrivare in posti meravigliosi, quindi in questo caso prevalgono i pro.

Be Positive 

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È importante rimanere positivi. Anche quando è difficile, anche quando sembra l’ultima cosa possibile. 

Anche quando sembra solo una frase fatta. Fatta per gli altri, mica per te. Eppure è importante riuscirci.  O almeno crederci.  Provarci. Continuare ad avere fiducia in qualcosa, anche se non crediamo più in niente. Perché qualcosa di bello può sempre accadere. Magari una cosa piccola piccola.  Ma che sia una cosa.  E se non siamo noi i primi a crederci,  niente di bello potrà accaderci. Cambiare un lavoro che non ci piace, mandare a quel paese quel qualcuno che non sopportiamo più,  decidere di andare a convivere,  o di cambiare casa, lavoro, città,  fidanzato e tutto quanto. O rimanere dove si è,  nello stesso identico punto. Ma trovando qualcosa che ci faccia stare bene, che ci faccia sentire in pace con noi stessi per almeno cinque minuti. Che ci faccia sentire vivi.