La mia maturità.

In questi giorni si stanno svolgendo gli esami di maturità. E, immancabilmente, la mia mente è tornata ai miei, di esami di maturità.

Mi ricordo l’ansia. Tanta, tantissima. Non tanto per la prima prova, quanto per la seconda e per gli orali. Prima di entrare piansi un’ora. Non riuscivo a smettere, in nessun modo. Poi entrai, e andò bene. Non perfetto, ma decisamente accettabile. Così come la seconda prova, che ero convintissima di aver sbagliato completamente, e invece andò meglio di quanto io stessa, davvero, potessi aspettarmi.

Mi ricordo l’ansia per quel futuro che stava bussando. Le superiori, tanto odiate, tanto temute, tanto detestate, stavano finendo davvero. Un cerchio si stava per chiudere. E adesso che stavano finendo, le fottute superiori, mi sentivo abbastanza vuota.  Mi ricordo le promesse con i compagni, quel “rimaniamo in contatto“che tutti quanti ci dicevamo. E invece. E invece adesso, a distanza di 7 anni, qualcuno di loro effettivamente si vede ancora, ma io non faccio parte di quel gruppetto. Forse perché i legami che avevo stretto in quei 5 anni tutto erano tranne che stretti.

Mi ricordo la sensazione di libertà che provai appena finito l’orale. Indipendentemente dal risultato, che ancora non sapevo, mi sentivo libera. La mia maturità era finita. Quel cerchio si stava chiudendo davvero. E quella sensazione l’ho riprovata, per adesso, soltanto dopo aver finito l’università. Quando buttai la corona in cielo. E fu una sensazione bella. Ma ricordo anche che avevo mille domande in testa. Perché, davvero, non avevo la più pallida idea di cosa fare dopo, adesso che le fottute superiori erano finite. Perché in teoria, dopo la maturità, dovresti essere, come suggerisce il termine, matura. E invece mi sentivo ancora bambina. Non sapevo che strada prendere.

Mi sentivo persa, dopo la maturità. E, ad essere sinceri, spesso mi sento persa anche adesso, 7 anni dopo. Con la differenza che forse adesso non ne faccio un dramma. 7 anni fa volevo avere un progetto vero, un qualcosa da realizzare, uno scopo, un sogno, un obiettivo, qualsiasi cosa che mi permettesse di non affacciarmi in quel futuro così vicino a mani vuote.

Adesso mi sento di dire che scegliere una strada, e magari scegliere quella giusta, è difficile. Almeno lo è per me. Quindi credo che sia normale sentirsi un po’persi, finita la maturità ma anche dopo, quando il tempo continua a passare, e tu continui a crescere, ma quella strada che volevi fosse così chiara è ancora piuttosto nebulosa.

La maturità chiude un cerchio, è vero. Chiude una fase della vita. Ma non credo che dovremmo farcene una colpa, se a distanza di anni ancora ci sentiamo immaturi. O forse no. Immaturi non è la parola giusta. Persi, forse. Insicuri. Dubbiosi sulla strada da prendere, incapaci di sceglierne una una volta per tutte, sicuri e soddisfatti di quello che stiamo facendo, qualsiasi cosa essa sia.

Magari la maturità è questa. E’ procedere a tentativi, sbagliando e accettando di sbagliare, cambiando direzione quando, e se, ci rendiamo conto che quella direzione non fa per noi.