Quando qualcosa va storto.

Quando qualcosa va storto.

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Analizziamo&commentiamo

Si sta parlando molto, in questi giorni, del caso di bullismo al contrario, se così possiamo definirlo, del ragazzo che a Lucca ha aggredito verbalmente il suo professore, intimandogli di mettergli un sei( qui trovate i dettagli e il video.)

 

Come spesso accade sono scesi in campo esperti e giornalisti, politici ed educatori. Michele Serra, editorialista del quotidiano “La repubblica” è stato duramente attaccato proprio per un editoriale che ha scritto sull’argomento (lo trovate qui se volete leggerlo.)

Ora. Io non sono né un esperta né quant’altro. Non voglio avventurarmi in riflessioni psicologiche o sociologiche su come sia cambiato il mondo, su come gli adolescenti siano allo sbando, su come il sistema degli adulti, se cosi vogliamo definirlo, stia mandando loro messaggi sbagliati. Però due cose ci tengo a dirle.

Ho 25 anni, quindi la scuola non l’ho finita da moltissimo tempo. Ebbene, meno di dieci anni fa, a nessuno, me o i miei compagni di scuola, sarebbe venuto in mente di trattare un professore in quel modo. Nessuno si sarebbe permesso di rispondere con tono minaccioso. Nessuno. Credo che sia questo ad essere cambiato. Adesso i ragazzi sbagliano, fanno la cazzata, questa va irrimediabilmente a finire su internet, scoppiano le polemiche, e loro quindi chiedono scusa; quanto poi siano pentiti mica lo sappiamo. Adesso fai la cazzata, grossa, e poi chiedi scusa. Sia chiaro: le cazzate le abbiamo fatte tutti, vorrei vedere. Ma non ha questo livello. Non con questa mancanza di rispetto verso il professore che, in un modo o nell’altro, rappresenta un’autorità. Possiamo stare qui a parlare per giorni, anche mesi, di come durante l’adolescenza ogni ragazzo odi l’autorità e tutto ciò che la rappresenta. Ma, almeno a me,hanno insegnato una cosa fin da piccola: le persone più grandi di te vanno rispettate, sempre e comunque, senza se e senza ma. Anche se quella persona la odiamo, anche se tutto vorremmo fare tranne che portarle rispetto.

Credo sia questo che stia andando un po’ perso, nel mondo degli adolescenti di oggi: non c’è più il rispetto che c’era fino a qualche anno fa, non c’è più la paura, quel timore brutto ma necessario che ci fa crescere sapendo che, volenti o nolenti, esiste una gerarchia nel mondo e che tu devi rispettarla. I ragazzi oggi non hanno paura di chi è più grande di lui, anzi, sembra che l’adulto sia lì soltanto per essere ridicolizzato e posto sotto il nostro volere. E questo, almeno per come la penso, è sbagliato, sbagliatissimo.

E, per inciso, sempre per come la vedo io, non starei lì a cercare di capire i come e i perché quel ragazzo sia arrivato a fare quello che ha fatto. Tornerei, con l’educazione, un po’ indietro nel tempo. Di qualche anno, mica tanto. Quando se sbagliavi i genitori ti punivano, e facevano in modo che tu capissi di aver sbagliato. Ma che lo capissi davvero. Quando se il professore ti dava 3 era perché lo meritavi, e tu potevi provarci, a protestare, ma poi te ne stavi zitto e provavi a recuperarlo, quel tre. Quando se il professore chiamava i tuoi a casa era panico vero, e non certezza che tanto la mia mamma mi difende sempre e comunque. Quando i grandi ci facevano un po’paura e davanti a loro, se e quando era necessario, abbassavamo la testa.

 

Vi lascio con questo libro, che mia madre mi fece leggere qualche anno fa, quando avevamo discusso non mi ricordo bene per cosa, ma c’entrava comunque un qualcosa che lei non voleva lasciarmi fare e che per me invece era di vitale importanza. E non me lo lasciò fare.

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