Cambridge Analytica.

Cambridge Analytica.

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Scoppia lo scandalo. Avete seguito la questione? A quanto pare una società statunitense si è impossessata in modo non del tutto lecito dei nostri dati. 

Qui ho trovato un articolo, un po’ lunghetto ma che spiega bene la questione, per chi volesse saperne di più. E come sempre, grazie a “Il Post”, uno dei pochi giornali che leggo e che riesce a spiegare cose difficile anche a noi cocciutelli.

Comunque. Il discorso è che questa società, sfruttando il login che facciamo su Facebook, si sarebbe impossessata di milioni e milioni di dati sugli utenti. Attenzione: non li hanno rubati. In sostanza hanno chiesto alle persone di utilizzare un’app tramite Facebook, e grazie a questa applicazione sono riusciti, in pratica, ad elaborare svariati profili degli utenti online. Il motivo? Capirci bene, fino in fondo, in base a come ci comportiamo su Internet, per poi sfruttare in qualche modo questi dati. A scopi di marketing, sostanzialmente. Questa Cambridge Analytica avrebbe fatto questo giochino in modo del tutto regolare, perché all’epoca della raccolta di questi dati Facebook lo permetteva e, soprattutto, gli utenti davano il loro consenso alla raccolta di informazioni. La parte sbagliata starebbe nel fatto che poi questi dati sarebbero stati in qualche modo venduti, e questo è illegale. Ma l’indignazione generale è scattata per questi “dati rubati”.

Ora, partiamo da un fatto semplice. Quando navighiamo su internet ed accettiamo i famosi cookies, quando autorizziamo il trattamento dei nostri dati personali, sostanzialmente autorizziamo qualcuno ad impossessarsi di quelle che sono le tracce che lasciamo su internet. Questo è il web, signori miei. La famosa pubblicità targetizzata e personalizzata come mai prima si era pensato. Il classico esempio? Cerco una cosa su Amazon: dopo un tot di tempo, non per forza subito, apro una pagina a caso sul web e cosa mi appare? La pubblicità di quella cosa che cercavo prima. Non ci va bene? Plausibile e onesto, pero allora non dobbiamo cancellarci da Facebook, come in tanti stanno dicendo. Dovremmo proprio smettere di usare internet. Pensate di riuscirci? Benissimo, problema risolto. Nessuno saprà mai niente di voi e i vostri dati saranno al sicuro.

Mark Zuckenberg

Mark Zuckerberg has been criticized by one of its early investors for failing to combat its fake news problem and its role in the 2016 U.S. presidential elections according to CNBC. (Photo by Jaap Arriens/NurPhoto)

Ora, non dico che sia giusto che una società sostanzialmente ci sfrutti. Ma non fa forse parte del gioco? Quando ci arrabbiamo perché diciamo di non avere più privacy, e che le persone sanno tutto di noi, beh non siamo noi stessi a scrivere quelle certe cose su Facebook di cui poi magari gli altri parleranno? Davvero a nessuno è mai venuto il dubbio che Facebook, una delle società americane più ricche, ci abbia sì dato un social network che ci piace, ma che lo stesso social network possa essere sfruttato in mille modi? Davvero nessuno ha mai pensato che se faccio il giochino di rispondere a delle domande e mi verrà detto quale futuro mi aspetta, quelle domande potrebbero essere poi usate in altro modo? E ricordiamo, comunque, che i dati che sono stati sfruttati sono quelli che abbiamo DATO noi. Non ce li hanno sottratti con l’inganno. Siamo NOI che scegliamo di fare il giochino, siamo noi che postiamo ogni singolo istante della nostra vita, siamo noi che mettiamo “mi piace” a questo o a quell’altro e decidiamo di iscriverci a certi gruppi. Certo che poi li sfruttano questi dati. Credo che per una società di marketing Facebook sia il paradiso sceso in terra.

Quindi smettiamo di dire che il web ormai ha preso il sopravvento, che non siamo più in grado di controllare nulla, che tutti ci spiano e che tutti stiano complottando contro di noi. E pensiamo anche ad un altro aspetto. Se davvero Cambridge Analytica, sfruttando questi benedetti dati, è riuscita ad influenzare Brexit e le elezioni americane, magari proponendoci post di un certo tipo dopo aver capito come siamo fatti, la colpa non sarà anche un po’ nostra? Che ci lamentiamo ma poi su Internet ci sentiamo i re del mondo, sputando sentenze e credendo anche a quello che più falso non potrebbe essere. Se basta davvero questo, ad influenzarci, se basta un giochino o un mi piace messo, la colpa potrà essere anche di Cambridge Analytica. Ma secondo me è anche un po’ nostra, che facciamo tanto i leoni da tastiera e poi non sappiamo distinguere una notizia vera da una falsa. O che crediamo che “La repubblica delle banane”sia un sito affidabile.

 

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