Bamboccioni

Bamboccioni

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Ce l'ho con. Pensieri&Parole

Siamo giovani. Più o meno. Alla nostra età, i nostri genitori erano probabilmente già sposati, avevano una casa di proprietà e un lavoro stabile. E un figlio magari. Noi, alla nostra età, fatichiamo a trovarne uno di qualsiasi tipo, di lavoro. A sposarci non ci pensiamo neanche, e peggio ancora pensiamo di comprare casa. Che poi il mutuo ce lo ritroviamo a vita. 

25 anni. Tanti, pochi, boh. Strani, sicuramente. Stiamo crescendo, siamo cresciuti, eppure spesso non sappiamo da che parte guardare per trovare la nostra strada. Probabilmente abbiamo fatto l’università, magari perché credevamo davvero che potesse servirci a qualcosa. La abbiamo fatta, abbiamo faticato, quel pezzo di carta lo abbiamo preso. Ed è rimasto lì , semplice ed inutile pezzo di carta. Tutto ciò che hai trovato provando a cercare qualcosa di pertinente al tuo campo di studi sono stage, stage e ancora stage. In città lontanissime, ovviamente a gratis. Praticamente paghi tu per lavorare sei mesi. E finiti i sei mesi tanti saluti a tutti.  Oppure, mentre cerchi tra le offerte di lavoro, ti vengono proposti master e scuole di specializzazione. Carissime, e con uno STAGE garantito. Finito quello, probabilmente tanti saluti un’altra volta. Tu cerchi lavoro, e viene fuori che devi pagare, svariati quattrini, per poter fare uno stage. Mandi curriculum, perdi tempo a farlo bene, il fottuto curriculum, e figuriamoci se qualcuno lo legge. E magari mentre cerchi il formato europeo per compilarlo come lo vogliono le aziende, ti esce fuori la pagina che ti consiglia come scriverlo di successo, il curriculum, per evitare che venga cestinato. Indirettamente mi sta dicendo che è praticamente automatico che il mio curriculum sarà cestinato. E poi siamo bamboccioni. 

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E quindi il lavoretto che hai non lo lasci. Vorresti, ma poi? Sei matta? Ti senti dire. Ti ritrovi a ripartire da zero, se non hai intenzione di andare in capo al mondo e lasciare tutto e tutti. È un’esperienza che andrebbe fatta, mi direte. Certo, vi rispondo. Ma dovrebbe essere appunto un’esperienza, non una necessità. Non un “non c’ è altra soluzione”. Devi ritenerti fortunata, ad avere il lavoretto.

Hai 25 anni e non  è vero che non hai voglia di lavorare, non  è vero che non vuoi sporcarti le mani. Magari, però, vorresti fare qualcosa che ti piace. Che ti gratifichi. Che ti faccia essere felice di andare a lavorare. Poi la routine arriverà comunque, siamo d’accordo, e probabilmente non c’è lavoro al mondo che fatto per tutta la vita non diventi noioso. Però. Però questo non dovrebbe succedere a 25 anni.

Poi ci sentiamo dire che non vogliamo lasciare casa di mamma e papa’. Bene. Ma come cazzo faccio ad andare via di casa se l’unica cosa che trovo da fare sono lavori non pagati o il servizio civile a 400 euro al mese? Con tutto il rispetto per il servizio civile, si intende. Ma se tu mi dai 400 euro al mese e la casa che prendo in affitto costa 300, capisci bene che pagate le spese non mi rimane un cazzo. Però è meglio di niente. Certo, tutto  è meglio di niente. Ma questa sensazione che l’unica cosa che possiamo fare sia accontentarci, a 25 anni, mi sta un po’ antipatica.

Poi magari mi date il reddito di cittadinanza. E invece no, cazzo, non lo voglio. Perché  è come dire che tanto lavoro non lo troverai mai, quindi ti do comunque qualcosa per vivere. Bene, bravo. Pensi che così stimolerai la mia voglia di lavorare e mettermi in gioco? Dammi la possibilità di avere un lavoro che mi piace, no il reddito di cittadinanza.

Devi farti andare bene le cose, accontentarti di quello che hai. Giusto. E rinunciare, quindi, a quello che potrebbe farmi essere felice? Devo accontentarmi del mio lavoretto da barista solo perché non sono raccomandata, e senza conoscere nessuno qui non si va da nessuna parte? Devo continuare a fare la cameriera, o la commessa, tutta la vita, a 5/600 euro al mese se va bene, perché non voglio spendere 20.000 euro di master? Quando vedo che in altri paesi persone della mia eta’ fanno quello che vogliono, o almeno quello per cui hanno studiato? Vacci, in altri paesi, mi potete dire. Ma se non volessi? Se volessi la mia vita qui, dove sono nata e cresciuta, dove ho la mia famiglia, il mio ragazzo, i miei amici?  Beh, allora attaccati, mi risponderete molto probabilmente. E infatti mi attacco.

 Però almeno smettetela di chiamarmi bambocciona, di dirmi che i giovani sono il futuro di ogni paese, che andare all’università e’ importante e che ognuno deve inseguire i propri sogni, costi quel che costi.

Un po’di coerenza, almeno.

 

 

2 Comments

In nostra difesa. | Chiara~Mente No.

marzo 21, 2018 alle 3:34 pm

[…] sentiamo dire spesso che siamo fannulloni. Che non vogliamo metterci in gioco. Che vogliamo il posto di lavoro soltanto vicino a casa di […]

La riflessione, anche troppo realistica, di Milena Gabanelli sull’università. | Chiara~Mente No.

marzo 26, 2018 alle 10:45 am

[…] che non funziona assolutamente più, ammesso che abbia mai funzionato.  Che ci dice che siamo bamboccioni, che dobbiamo essere più flessibili, che dobbiamo avere pazienza ed accontentarci. E nel mentre […]

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