‘To the bone’ arriva “fino alle ossa” di tutti noi.

‘To the bone’ arriva “fino alle ossa” di tutti noi.

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Il film, uscito un mese fa, affronta in modo non convenzionale il dramma dell’anoressia

 

“Fino all’osso” è un film diretto da Marti Noxon, al suo debutto alla regia cinematografica. Distribuito in tutto il mondo su Netflix il 14 Luglio scorso, vede tra gli interpreti principali Lily Collins e Keanu Reeves.

 Il dramma dell’anoressia

Ellen è una ventenne affetta da una grave forma di anoressia: entra ed esce da vari centri di recupero, senza migliorare mai davvero perché è lei la prima a non volerlo fare. Controlla la dimensione del suo braccio costantemente, per evitare che questo diventi più grande “di una moneta da mezzo dollaro“. Dopo l’ennesimo ricovero fallito, la matrigna di Ellen la costringe a tentare un nuovo percorso. La giovane, senza convinzione, si fa ricovera presso una clinica non convenzionale diretta dal dottor William Beckham, medico appassionato che dedica tutto il suo tempo ai suoi pazienti, lasciando così fuori dalla sua vita affetti e quant’altro. La clinica si rivela essere una casa dove abitano, oltre a Ellen, altre sei persone; 5 ragazze e un ragazzo anoressici e una bulimica. Entrando nella casa, che si chiama “Threshold“, soglia, anche lo spettatore entra pesantemente nel mondo dei problemi alimentari. Vediamo sondini naso-gastrici, vediamo giovani ragazze che nascondono il loro vomito in un busta per non farlo trovare ai dottori, vediamo una giovane ragazza incinta, con tutti i rischi che una gravidanza può avere per una donna anoressica. Nessun giudizio, nessuna costrinzione: nessuno costringe le ragazze a mangiare né a fare niente che non vogliano, tranne i casi estremi in cui arrivano a rischiare di morire e vengono salvate.

Soltanto un sistema di incentivi; per esempio, rimanere a tavola fino alla fine del pasto, anche senza mangiare, fa guadagnare punti e salire di livello. Ellen, inizialmente disorientata dalla strana comunità in cui si è ritrovata, inizia piano piano a capirne le regole, a farsele più o meno piacere, a legare con gli altri ragazzi. Ma la malattia è comunque presente e costantemente in agguato, basta un niente, dalla cosa più piccola ad un dramma più grande, a far riprecipitare le ragazze nel baratro, a farle tornare esattamente al punto di partenza.

I soliti temi affrontati in maniera diversa

“Fino all’osso” non è il solito film sull’anoressia, anche se quest’ultima resta il tema centrale. Non assistiamo a particolari terapie di gruppo, non sappiamo quali siano i traumi irrisolti che hanno portato ognuno dei ragazzi ad essere lì. Sappiamo che Ellen ha una famiglia complicata, un padre assente, una matrigna che forse è l’unica che prova davvero a salvare la ragazza, una madre dichiaratasi lesbica che adesso vive con un’altra donna e che non riesce ad affrontare i problemi della figlia.

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“To the bone”, il film originale Netflix sul dramma dell’anoressia.

Ma sarà proprio una specie di chiarimento con la madre, quando Ellen è quasi pronta a lasciarsi morire, a far scattare qualcosa in lei. La consapevolezza, e l’accettazione, di quanto il mondo sia tutt’altro che un posto sicuro, che nessuno di noi può pensare di salvarsi da esso decidendo semplicemente di starsene in disparte. La consapevolezza che tante volte quello che manca a tutti noi, è soltanto un po’ di coraggio. Coraggio di accettarci per quello che siamo, di guardarci allo specchio senza spaventarci, di affrontare le piccole e grandi sfide che la vita ci pone senza avere paura. Soltanto quando Ellen capisce tutto questo può finalmente provare a guarire davvero, tornando in quella comunità poco convenzionale che aveva deciso di lasciare perché ormai convinta che nessuno avrebbe potuto più aiutarla.Decidendo di dare alla comunità, al dottor Beckham, e a se stessa, una possibilità.

L’articolo, scritto da me, è stato pubblicato per la prima volta qui.

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