Inglese all’università; lo impariamo davvero?

Inglese. La lingua della comunicazione universale, quella che ti permette di cavartela, bene o male, in ogni parte del mondo. Uno dei requisti fondamentali se siamo alla ricerca di quasi qualsiasi tipo di lavoro. 

Tutti ci dicono, e ripetono fino allo sfinimento, quanto sia fondamentale oggi giorno padroneggiare questa lingua, bella e brutta allo stesso tempo, comoda ma con diverse cose non facili da memorizzare. Ce lo insegnano fin da bambini, o almeno ci provano. Dalle elementari fino all’università. Eppure, dopo anni e anni di studio ancora non siamo perfetti madrelingua. C’è qualche errore di fondo? Personalmente, credo di no. Credo fermamente che per padroneggiare una lingua tu la debba parlare fin da quando sei bambino. Crescere in una famiglia che ti parla contemporaneamente in due lingue. Farai fatica probabilmente, ma tanto sei piccolo e da grande non ti ricorderai tutti gli sforzi fatti. E quando andrai a scuola, quando i tuoi compagni inizieranno a studiare l’alfabeto, tu sarai già in grado di sostenere una conversazione con la maestra. Credo che praticare una lingua sia l’unico modo, vero, per impararla fino in fondo. Per questo credo che i tantissimi esami di inglese all’università, alcuni che hanno sfiorato la soglia dell’impossibile, siano, non dico inutili, ma quasi. Durante il terzo anno ho dovuto sostenere un esame che era in tutto e per tutto la simulazione del livello C1 di inglese. C1 significa che non sei madrelingua, ma ci vai molto vicino. E’ stato un incubo. Mettiamo che a lezione non andavo, e che quindi mi ritrovavo a studiare da sola senza che nessuno mi correggesse né pronuncia né quant’altro.

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Il metodo universitario per lo studio dell’inglese è davvero efficace?

L’esame l’ho passato. Non so come, ma l’ho passato. Ma l’esame di inglese del terzo anno rimane uno di quelli in cui più persone bocciano. Quindi potrei dire che l’aver frequentato o meno i corsi ha influito poco. Posso dire che è stata fortuna. Perché ho azzeccato le paroline mancanti, perché sono riuscita a capire cosa si stessero dicendo due sconosciuti ascoltandoli  in un’ aula enorme e piena di persone, dove anche il fruscio di un foglio era ovviamente un problema perché non avevamo le cuffie. Fortuna. La famosa e schietta “botta di culo”. Poteva andare bene come male.

Credo che sia importante, importantissimo, insegnare inglese. Ma credo anche che forse il metodo non sia proprio quello giusto. Impariamo la teoria, impariamo a memoria i verbi irregolari, impariamo a scrivere, anche qui a memoria, report ed email formali e/ o informali. Ma l’inglese di tutti i giorni, quello non ce lo insegnano. Loro parlano in inglese, certo, e tu magari li capisci anche. Ma tu la possibilità di parlare ce l’hai pochissime volte. L’inglese di tutti i i giorni, quello che ti permetterebbe davvero di rapportarti con un’altra persona in un’altra lingua senza sembrare un robot con le frasi impostate, quello lo sai parlare poco e male. Puoi andare in Erasmus per imparare meglio la lingua. Ma ho comunque visto persone tornate dall’ Erasmus trovarsi seriamente in difficoltà con il temutissimo esame di “Lingua inglese III”. Quindi si, credo che l’insegnamento della lingua inglese sia davvero importante, ma credo anche che forse il metodo di insegnamento andrebbe un po’ rivisto. Da chi, non lo so. Come, neanche. Ma stando così le cose, credo davvero che qualcosa non stia funzionando.

E voi? Che ne pensate? Commentate se vi va 🙂