Il giornalismo che non esiste.

Il giornalismo che non esiste.

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Ce l'ho con.

Amo il giornalismo. Amo leggere, amo scrivere, amo analizzare, amo aiutare gli altri a comprendere meglio. Questa è la mia idea di giornalismo. Ma esiste ancora?

Quando penso al giornalismo, mi vengono subito in mente Carl Bernstein e Bob Woodward, i due giornalisti che portarono alla luce lo scandalo Watergate. Vorrei essere così. Una giornalista vera, che se ne sbatte del conformismo e di ciò che si può e non può dire. Che magari va incontro a pericoli non soltanto professionali. Perché credo che il giornalismo sia questo, portare alla luce tutte le verità scomode che in tanti vorrebbero mettere a tacere. Per questo, quando mi guardo intorno, mi prende un po’ lo sconforto. Ci sono ancora quei giornalisti? Sì, certo che ci sono, mi rispondo. Ma magari lavorano in una testata finanziata da una certa persona che ha dei certi interessi. Quindi, regola non scritta ma che va seguita, su quella persona non posso dire niente. Perché poi magari mi licenziano. Ma è questo che deve essere il giornalismo? Editoria impura, finanziata da questo o quell’interesse, che impedisce di essere obiettivi e neutrali fino in fondo? Giornali che si definiscono indipendenti e sono invece chiaramente schierati da una parte o dall’altra? Giornalisti che fondano tesate nuove, proclamando a gran voce di essere onesti e sinceri con il proprio pubblico, e che invece poi pubblicano cose con una precisa impostazione, o visione di fondo? E’ così che pensiamo di incentivare il pluralismo? Con i giornali di destra, tutti, che attaccano i profughi e celebrano Salvini e quelli di sinistra, tutti, che attaccano Salvini e celebrano i profughi? Niente contro i profughi. Contro Salvini un po’ sì, ma quello è un altro discorso. Ha senso che, forse soltanto in Italia, i giornali siano “di destra” o “di sinistra”? E se io non sono né a destra né a sinistra, cosa leggo? Come mi informo? Perché devo farmi plagiare da una certa idea di mondo che certe persone hanno, e magari hanno anche la possibilità economica di impormela, quella visione? Per non parlare poi, di quanto sia praticamente impossibile entrare nella cerchia di giornalisti che di giornalismo vivono. Sono diventati una casta, i giornalisti, con il loro ordine e le loro scuole,e i loro stage non retribuiti. Spezzano le gambe a chi vorrebbe provarci. E ci sono tanti ,troppi, giornalisti incompetenti, che però magari sono lì da anni, o sono amici di qualcuno, o magari hanno agganci per fare una certa cosa. Intoccabili. Che magari scrivono anche male. Non che io pensi di essere chissà chi, assolutamente, né mi interessa esserlo. Vorrei però che esistesse ancora quel giornalismo bello e vero, quello che forse continua ad esistere, almeno un po’, all’estero, quello che sputtana le malefatte di ricchi e poveri, fregandosene delle conseguenze. Quello che non ha paura di denunciare lo schifo che c’è intorno a noi, che sbatte l’amico politico in prima pagina, e non rilega un certo scandalo nell’ultima, quella che non legge nessuno. Perché magari così la coscienza ce l’hai apposto, tu dire l’hai detto, poi se nessuno lo legge mica è colpa tua.

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