Università: perché ho deciso di provarci.

Università: perché ho deciso di provarci.

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L'università vista da me.

Università. Quel mondo magico e misterioso, divertente e ansioso. Ci ho messo diverso tempo a decidere di farla, non ero sicura né di volerla fare né cosa avrei voluto studiare. Alla fine, dopo diversi tentennamenti, ho deciso di provare.

Ciò che mi ha portato ad optare per il sì è stata la semplice consapevolezza di non voler vivere con il dubbio. Sono una persona indecisa, che non sa prendere decisioni. Sto lì a rimuginare giorni e giorni, a volte mesi, senza arrivare a nessuna conclusione. Ad analizzare i pro e i contro. E l’università rientrava di diritto tra le decisioni che non so prendere. Ma poi ho pensato che se non ci fossi andata, se non ci avessi provato, sarei rimasta per tutta la vita con l’interrogativo di cosa sarebbe potuto succedere se ci fossi o non ci fossi andata. Sono ancora giovane, non voglio vivere di rimpianti. Quindi ho deciso di provare. Ma la decisione era comunque generale. Volevo andare all’università, iniziare con una triennale e vedere poi cosa sarebbe successo. Non sapevo cosa avrei voluto studiare di preciso. L’unica cosa di cui ero sicura era che volevo studiare qualcosa che mi piacesse e che fosse vicino a casa; avevo un lavoro, non lo volevo lasciare, quindi l’università doveva trovarsi ad una ragionevole distanza. E sapevo cosa significasse studiare qualcosa che non ti piace: cinque anni di ragioneria, per una che a malapena sa fare due più due senza calcolatrice, credo siano sufficienti. Cosa scegliere quindi? Qui le decisioni sono infinite. Io sapevo che mi piaceva tutto ciò che avesse a che fare con le parole. Leggere, scrivere. Ho pensato alla facoltà di lettere. Mi sono documentata. Ho visto cosa si studiava, cosa si poteva fare dopo. Ma non mi convinceva del tutto. E non avevo mai studiato neanche una parola di latino. L’unica cosa che sapevo era che volevo scegliere, forse per la prima volta in vita mia, qualcosa che mi convincesse fino in fondo. Quindi ho scartato lettere. Mi sono rimessa a cercare. Parole. Metterle insieme per ottenere risultati diversi. Giornalismo. Pubblicità. Scienze della comunicazione. Già, una delle facoltà più malviste e giudicata tra le più inutili. Ma per me invece poteva andare bene. Le materia non sembravano male, il dipartimento di Siena aveva una buona reputazione, gli esami non erano tantissimi, si studiava molto inglese. L’inglese è importante. Continuo a fare ricerche. Scopro l’esistenza di corsi di cui non so neanche cosa significi il nome. Semiotica. Linguistica. Cerco su internet, vedo cosa sono. Cerco professori e libri, parlo con gli studenti tutor, vado a vedere l’edificio. Non che sia fondamentale l’estetica, ma volevo un piccolo assaggio del mondo universitario.Cerco di capire se possa essere fattibile. Decido di sì. E mi iscrivo.

Quindi, i motivi della mia scelta, possono essere riassunti così: volevo provarci, dovevo provarci, volevo imparare qualcosa che fosse attinente ma andasse oltre la mia semplice passione per la lettura. Sono soddisfatta? Sono pentita? Ne parleremo più avanti. L’importante adesso è essere arrivati ad una decisione.

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Università: consigli pratici per scegliere | Chiara~Mente No.

ottobre 2, 2017 alle 11:19 am

[…] dopo diversi tentannamenti, hai deciso: all’università ci vuoi andare. Anche il mio percorso è stato questo; ho pensato, ragionato, riflettuto, e infine […]

Università: aspetti pratici. | Chiara~Mente No.

ottobre 4, 2017 alle 11:12 am

[…] ci siamo. Andrai all’università. Hai deciso di provarci. Intanto bravo, o brava. Sembra una decisione facile e scontata, ma non lo […]

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